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martedì 5 gennaio 2010

Pensare la maternità.

L’esperienza della maternità è unanimemente considerata momento di speciale significato nella vita di ogni donna.
Coinvolge l’intera vita pratica e l’identità personale nei sui aspetti più interiori che possiamo chiamare psichici, ma anche in quelli più esteriori che riguardano la vita sociale.
Se ci avviciniamo all’accadimento del diventare madri con atteggiamento filosofico, potremmo trovare sensi e significati sconosciuti ai più, e scoprire in questa esperienza la valenza di un passaggio, un’iniziazione, verso una maggiore maturità personale.

La filosofia , lo sanno tutti, tende a porsi domande su ogni opinione, ma anche sui sentimenti, le emozioni, i desideri, i disagi, e stranamente tali domande non chiedono risposta, ma si accontentano di stimolare l’approfondimento delle tematiche in causa.
Le pause, faccio molte pause ma questo è proprio del filosofare, creare pause per creare spazi di riflessione, di approfondimento ma anche di intuizione del metalinguaggio.Le parole, ogni singola parola è preziosa ed è bene sia bene ascoltata. Riceviamo, si può dire, a raffica, una grande quantità di informazioni, dai media ma anche dalle persone che hanno fatto propria la stessa modalità. Si pensa che una comunicazione efficace debba essere veloce.
Ma questo modo di dare informazioni fa si che le stesse vengano assorbite ed accumulate senza poterle organizzare,. Montaigne dice che non serve una testa ben piena ma una testa ben fatta.
L’informazione di per sé non è ancora conoscenza, se non è stata organizzata, se non si è contestualizzata, dove contesto non è solo l’ambiente in cui si colloca, ma l’interconnessione, la complessità intesa come tessitura , intreccio delle informazioni tra loro.
La pausa è dunque quello spazio che lascia accadere qualcosa.
Potremmo partire da questo, pensiamo all’attesa, ai nove mesi di ges-tazione, uno stare per generare.

Consideriamo il tema dell’attesa. La donna incinta è definita in attesa. Tende a qualcosa, a divenire madre, a un accadimento che ha a che fare con l’accudimento. La stessa parola attendere viene usata anche con l’accezione di farsi carico di, prendersi cura di.
C’è quindi un linguaggio della maternità, che si espande anche in altri campi ma che riguarda strettamente il femminile e il materno.

L’attesa qui si realizza quasi in forma mitica. E’ l’attesa per eccellenza e riguarda anche i padri. Si pensi a quante sigarette sono state fumate nervosamente, dietro una porta, in una sala d’aspetto, fino all’annuncio del nuovo nato.
Penelope aspetta per anni, tessendo e ritessendo, il ritorno di Ulisse. Una giovane futura madre trascorre ben 9 mesi in questo stato, una sorta di parentesi nel corso di una vita, stato singolare in cui l’io è fuso con l’altro, momento unico in cui all’attività della preparazione si accompagna la passività dell’attesa.
Sembra che gli opposti qui coincidano, senza conflittualità.
Eppure il periodo della gravidanza per molte donne non è sereno, nascono ansie e preoccupazioni per il nascituro, si prova un senso di espropriazione del proprio corpo, sorgono problemi col partner, oltre al timore di non tornare belle come prima. Eppure mai come in gravidanza la donna gode di una luce e di uno splendore particolare.

La Consulenza Filosofica potrebbe aiutare queste donne a giungere alla comprensione profonda di ciò che gli sta accadendo, ad essere consapevoli dei cambiamenti irreversibili che le coinvolgono e le trasportano dal passato al futuro, in un percorso che coinvolgerà anche il loro compagno.

Arriviamo al tema della responsabilità. Il passaggio dallo stato di potenza alla realizzazione, alla consapevolezza che coinvolge la mente e il corpo così singolarmente, catapulta su un piano conosciuto e ad un tempo sconosciuto, dove sembra mescolarsi ogni sentimento e il suo contrario.
Certamente la donna è consapevole della responsabilità dell’altro come mai le era accaduto. L’altro è limite, perché segna il confine del mio io, ma è anche apertura, è scoperta di noi stessi che giungiamo alla coscienza di noi solo specchiandoci negli occhi altrui.
Il trovarsi di fronte a questa straordinaria occasione di presa di consapevolezza e di confronto con l’altro potrebbe generare confusione e sentimenti contradditori o altalenanti e una scelta di priorità tra il proprio Io e l’Altro ugualmente importanti.
Ma questo rende possibile approfondimenti e chiarimenti della propria personalità.

Se la donna in maternità non giunge alla consapevolezza di avere raggiunto una straordinaria possibilità di crescita nella conoscenza di sé e del mondo, è un peccato, una perdita, un’occasione andata a vuoto.

È proprio qui che entra in gioco la filosofia. Con il solo strumento del pensare e ricercare, permette quell’approfondimento dei problemi che svela nascoste motivazioni e può portare alla scoperta che l’avvertire una problematica o un disagio è in realtà il segnale di un cambiamento profondo in atto.
Basta non averne paura e arrivare alla maggiore chiarezza possibile, e il disagio si potrà trasformare in opportunità di formazione personale.


Fenomenologia della maternità.
Perché fenomenologia? Col termine fenomenologia intendo lo studio delle varie fasi in cui si manifesta e si attua la maternità, attraverso fatti empirici cosiddetti fenomeni, che vengono presi in considerazione, sospendendo il giudizio su di essi.
Dentro ogni donna c’è una madre, traccia del primo modello originario che è apparso alla vita e che prosegue nei giochi infantili, portando in scena i miti antichi da Penelope a Maria di Nazaret. Si tratta di una potenzialità che precede il manifestarsi, l’attuarsi della maternità.

Il nostro essere madri non comincia dunque al primo vagito del nostro bambino, ma molto prima, si può dire che nasca molto lontano nel tempo e nella dimensione mitica che ogni donna ha attraversato in un inconscio indistinto e apparentemente nebuloso, ma non per questo meno avvertito e pregnante di significati.

La nascita di un figlio non coincide con la nascita di una madre che la precede, ma è il momento di un percorso fenomenologico di conoscenza, che tocca i piani della coscienza, della consapevolezza e dell’esperienza.

Questo passaggio porta con sé l’incontro dell’io con l’altro da sé e, solo qui, in questo straordinario accadimento, si realizza una fusione, un’identificazione profonda dell’io con l’altro.
Il senso di fusione, però, talvolta, è accompagnato da una sensazione di separazione, il figlio è diventato l’altro, e non si può fare a meno di riconoscerlo come tale.
Quale madre non ha provato un senso di vuoto , un desiderio intenso di avere il neonato accanto al proprio corpo?
Vediamo quanti sentimenti ed esperienze di questa natura entrino in gioco.
La separazione e l’assenza sono nel novero e altri ancora che ogni donna può scandagliare per conoscere meglio ciò che sta vivendo e, in definitiva, conoscere meglio se stessa, con maggiore qualità nelle sue relazioni.
Se saprà cogliere la grande occasione di crescita interiore che le viene offerta, avrà aggiunto senso alle notti insonni, alle smagliature, alle limitazioni grandi e piccole che l’accudimento le impone.
Si sentirà probabilmente più felice e sicura di sé ed anche, finalmente, davvero bella.



PRIMA E DOPO. L’Associazione organizza gruppi di approfondimento delle tematiche inerenti la maternità, sia durante l’attesa che dopo il lieto evento.



Luisa Muraro.. Un giorno, sul treno, silenziosa al mio posto, ho seguito una giovane madre, che parlando al telefonino dirigeva le operazioni di un marito-padre a proposito di una loro bambina rimasta a casa dall'asilo perché malata. Sono rimasta impressionata dalla durezza imperiosa di lei, un generale sul campo di battaglia non avrebbe retto il confronto. D'altra parte, le mie amiche pedagogiste mi parlano di donne che stanno perdendo ogni competenza materna per mettersi nelle mani di pediatri e psicologi. La figura della madre mi appare come schiacciata tra questi due mostri, la negazione di ogni possibilità di padre, da una parte, lo specialismo che elimina ogni competenza simbolica delle persone in carne ed ossa, dall'altra. Entrambi i mostri sono già all'opera,

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